Diverse sono state a Borgo Tossignano le imprese che operavano nell’estrazione e nella lavorazione del gesso. Alcune a gestione famigliare, altre con una vera e propria organizzazione industriale.
Esisteva anche una linea ferroviaria tra Imola e Fontanelice che serviva gli stabilimenti.
Fotografia scattata nel febbraio 1928 dal personale del Corpo Reale delle Miniere durante una visita ispettiva. A quel tempo la cava era gestita dalla SAGE (Società Anonima Gessi Emiliani), ma nel 1929 la cava e gli stabilimenti collegati passarono di proprietà alla SIR (Stabilimenti Italiani Riuniti).
I documenti testimoniano che nel 1933 vennero estratti circa 40.000 quintali di gesso.
Sulla sinistra, sono visibili i tralicci della teleferica che collegava la cava agli stabilimenti di lavorazione situati in paese, sulla sponda opposta del Santerno.
A servizio degli stabilimenti SPES (Società Prodotti Edilizi Speciali), fu attiva in tempi più recenti, tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, dapprima a cielo aperto e successivamente in galleria.
Il polo estrattivo nella vicina Valle del Senio è l’unico ancora attivo sulla Vena del gesso Romagnola. Aperto nel 1958 dall’azienda statale ANIC S.p.A, è oggi proprietà del Gruppo francese Saint-Gobain.
Gli anni Venti e Trenta del secolo scorso segnarono il tramonto della lavorazione artigianale del gesso e della tradizione dei “gessaroli” e dei “fornaciai”. Prima la SAGE (Società Anonima Gessi Emiliani), fondata nel 1920, poi la SIR, che ne acquistò la proprietà nel 1929, trasformarono a livello industriale il distretto estrattivo del gesso nella valle del Santerno.
Le industrie di Borgo Tossignano producevano gesso cotto per l’edilizia, gesso crudo per usi agricoli, gessetti per lavagna, sartoria o per il gioco del biliardo, gesso per usi odontoiatrici, gesso per usi chirurgici, gesso per la creazione di finti marmi ornamentali.
Il gesso proveniva soprattutto dalla Cava Paradisa.
Le industrie di Borgo Tossignano impiegavano, nel periodo di massimo sviluppo, circa 200 persone.
Immagine degli anni ’70 del secolo scorso.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Borgo Tossignano si trovò sulla linea di fronte e gli stabilimenti vennero pesantemente bombardati. Quel che ne restava, fu poi abbattuto nei primi anni 2000 per far spazio ad abitazioni private.
La lavorazione industriale del gesso cessò con la guerra e per molti anni nel paese operarono solo piccole imprese locali, che si dedicarono soprattutto alla produzione dei “gessetti” da lavagna.
Nella foto il fondatore, Gustavo Zaccherini, da cui il nome ZAGU.
La famiglia Zaccherini al lavoro.
La famiglia Zaccherini al lavoro.
Immagine dello stabilimento negli anni Settanta del XX secolo.
L’attività industriale riprese nel 1969 quando la Società Prodotti Edilizi Speciali (SPES) aprì una cava nella gola del Rio Sgarba, nota anche come “Tramosasso”, e poco dopo attivò uno stabilimento destinato alla produzione di gesso come correttivo del cemento e fertilizzante per l’agricoltura.
Lavoratori dello stabilimento SPES.
Nella foto l’area dove sorgeva lo stabilimento. La produzione continuò fino a metà degli anni Ot-tanta e in seguito, dopo vari tentativi di riapertura, venne definitivamente demolito.
Nel 1916 venne inaugurata una linea ferroviaria che collegava Imola e Fontanelice
I treni si fermavano anche a Ponticelli, Casalfiumanese e Fontanelice.
La ferrovia serviva gli stabilimenti di lavorazione del gesso ma anche gli abitanti della vallata.
Il progetto prevedeva un’estensione della linea fino a Massalombarda verso nord e fino a Castel del Rio verso sud, ma la guerra interruppe il progetto.
Si notano i binari e il ponte della ferrovia ormai distrutti dai bombardamenti. Non verranno più ricostruiti.